Peripheral Vision

“Il video racconta come l’idea dell’opera d’arte nasca da suggestioni ricevute dal mondo e al mondo poi venga restituita, una volta divenuta forma, grazie al lavoro dell’artista demiurgo che le ha dato vita. Questo lavoro, però, non sempre nasce per fortuiti colpi di genio e visioni chiare e centrate, il più delle volte nasce da continue sperimentazioni, da bozzetti, da studi dal vero e da visioni meno definite e periferiche.

Scientificamente la visione periferica è una parte della visuale ottica che risiede al di fuori del centro dello sguardo ma che diviene parte integrante di esso e senza la quale non si potrebbe concepire l’insieme. Sebbene il termine possa suggerire un’importanza secondaria, molti tipi di aree periferiche sono invece di primaria importanza, per esempio, in geografia nella conoscenza completa di un luogo che possa dirsi davvero conosciuto o in informatica in un sistema di elaborazione dati che possa dirsi totalmente efficiente. Allo stesso modo, dal sistema periferico dell’arte contemporanea arrivano spesso le sorprese più interessanti e incontaminate del panorama artistico attuale. Gli appunti di viaggio del film di Danilo Torre, oltre all’Italia, comprendono anche alcuni sguardi indiani e africani che causano assonanze e cortocircuiti con le opere pittoriche e scultoree di La Vaccara, sia con quelle nelle riprese che con quelle presenti in Galleria. Per l’occasione La Vaccara presenterà una selezione di lavori recenti su carta e di grande formato in cui le immagini composte nascono da una gestualità ampia e risolutiva. Emerge una delle attitudini dell’artista per l’esecuzione dei dipinti in poco tempo, in poche sessioni di lavoro, se non in unica. A completare l’allestimento, saranno presenti anche alcune piccole sculture in ceramica.

Il potere evocativo degli sketchbook di La Vaccara, che nel video di Torre scandiscono per episodi le sequenze, mette in risalto un’altra caratteristica tipica dell’artista, l’essenzialità, che risiede nei limiti di visione e segnici dati dal quaderno. La sintesi di espressione data dal confine imposto dall’area del foglio e l’impossibilità di trasferire su carta tutte le sfumature del pensiero, fanno resistere solamente i caratteri fondamentali, quelli che vengono scelti come rappresentativi. Lo aveva già intuito il padre dell’iconologia, Aby Warburg, che durante i suoi studi aveva cercato di mettere a punto un metodo d’indagine artistica tramite l’accostamento di immagini e schemi che spiegassero, meglio che con il lineare lavoro della scrittura, il processo creativo dell’intelletto. Allo stesso modo, il video di Danilo Torre, un documentario sull’arte di Filippo La Vaccara, seppure senza parole o spiegazioni lineari, risulta illuminante sul processo artistico e, proprio per questo, di inconsueta potenza” (dal testo di Mercedes Auteri).